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A Ethel Smyth

Mons House (Rodmell, Sussex)

19 agosto 1930

"Credo che in fondo, alla fine non ci sia nessuno a cui voglia davvero bene." Mi sono svegliata nel cuore della notte dicendo: "Ma se sono la più passionale delle donne. Toglietemi gli affetti e sarò un'alga fuori dal mare, la carcassa di un granchio, un guscio vuoto. Le interiora, il midollo, il succo, la polpa, la stessa mia luce, non ne resterebbe più nulla. Sarei spazzata via, finirei in una pozzanghera e annegherei. Toglietemi l'amore per gli amici e il sentimento bruciante e continuo dell'importanza, dell'insondabilità e del fascino della vita umana e non sarei altro che una membrana, una fibra, senza colore e senza vita, buona solo per essere buttata via come una deiezioni. E allora cosa intendevo quando ho scritto a Ethel: "Credo che in fondo, alla fine non ci sia nessuno a cui voglia davvero bene."?". È vero che con le donne mi preme solo fare bella figura. Solo le donne stimolano la mia immaginazione, in questo sono come te. (...) E ricordati - non che tu dia l'impressione di correre anche alla lontana il rischio di dimenticartene... - quale pazzo malarnese io sia, sono uno specchio crepato ad una fiera. E però, neanche l'ho scritto e già mi accorgo che, come al solito, faccio romanzi, guidata irresistibilmente dal fascino di una frase; perché in realtà Virginia è una donna semplice, così semplice: come a una bambina, basta darle i balocchi con cui le piace giocare. (...)

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