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mi sembra di essere perseguitata dalle fanfiction...

... possibile che l'originalità sia diventata una dote così rara da dover ricorrere allo "scopiazzamento"?!?

non guardo la serie "sex & the city" con assiduità, più che altro se trovo una puntata in onda quando faccio zapping (quelle rare volte in cui mi metto davanti alla tv), allora la guardo, altrimenti non me la vado a cercare. La serie è un po' frivola, certo, ma sa - senza cadere nel cattivo gusto, e con un'ironia sapientemente dosata - portare al grande pubblico argomenti scottanti, risponde a dubbi ed interrogativi, fa sorridere dei tabù e di tutte quelle cose imbarazzanti che ci farebbero arrossire.

Ecco, l'autrice di questo libro ha tentato - un po' maldestra, a volte disordinata e confusionaria, e con diversi errori che non so se vengano da lei o dalla traduzione o dall'edizione - di portare al lettore la stessa frizzante simpatia della fortunata serie tv. 
Con meno successo.

Eppure, sebbene sia un libretto da ombrellone, trovo che in diverse occasioni la storia abbia colto nel segno (mi ricorda "baby-à-porter", che tratta in modo ironico e leggero le angosce di una donna che non riesce a realizzare il proprio desiderio di maternità, provandole tutte) ed abbia ben descritto i tratti principali di alcune tipologie di donne e di alcune tipologie di rapporti di coppia (di quelli destinati a fallire).

Personalmente mi sono rispecchiata nelle vicende di una delle protagoniste, e non è stato piacevole, no...

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mi aspettavo sicuramente di più...

non so, forse sbagliavo, ma mi ero convinta che fosse un "classico" della letteratura erotica e che non potevo non leggerlo! 
Invece non è stato niente di che... sì, ok, è stato scritto negli anni '50, da una donna, e quindi ha un linguaggio delicato e pudìco, nonostante l'argomento sia alquanto forte, e forse è proprio questo contrasto uno degli elementi che mi rendono così ostica la lettura, l'altro elemento è che pur comprendendo che in amore, nei rapporti sentimentali, ci si possa abbandonare a "giochi di ruolo" e che avendo una mentalità aperta, posso anche ammettere che questi giochi di ruolo possano prevedere che uno dei due si lasci dominare dall'altro, mi viene davvero difficile accettare l'annullamento totale della volontà di una donna, ridotta alla schiavitù anche fuori dal letto, la sua remissività completa in ogni aspetto della sua vita. Fatico seriamente a considerare possibile - sarò forse troppo borghese e limitata, mah... - che una donna scelga una non-vita simile, e la ami, questa non-vita, e sia orgogliosa del marchio da bestiame che porta sulle "terga"! 

A lettura ultimata aggiungo una breve nota:
ho trovato, sin dalle primissime pagine, molto accurata ed attenta, l'analisi dei pensieri di O, la protagonista, con ogni sua emozione sviscerata e puntigliosamente descritta, in modo chiaro e limpido, come se si trattasse della lettura dello stesso intimo diario di O, tanto che ad un certo punto mi sono chiesta se non sarebbe stato meglio, per l'autrice scriverlo in prima persona, e non in terza... eppure sono certa che sia stato proprio l'uso della terza persona, a rendere maggiormente efficace ed incisiva nel lettore, la comprensione di quei pensieri, la compenetrazione nelle emozioni di O, che sebbene non condivise, sebbene a volte possano essere "raccapriccianti", sono analizzate in maniera così trasparente da farle sembrare in qualche modo "naturali".

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mi aspettavo qualcosa di più...

Mi era stato descritto (e prestato) come una specie di capolavoro della letteratura erotica. 
Per gli anni '60 forse, quando il libro è stato scritto, sicuramente. 
Al giorno d'oggi lo trovo banale, dalla trama fin troppo forzata e dilatata (tanto che alcune pagine mi hanno annoiata e le ho praticamente saltate).

Avrei preferito si trattasse di un lungo racconto, piuttosto che un romanzo, un racconto erotico, oppure una serie di racconti slegati tra loro con la stessa protagonista, piuttosto che un romanzo con una trama a dir poco artificiosa e pretenziosa...

E nonostante ciò sono arrivata all'ultima pagina praticamente con la sensazione di essere a metà: nessuna delle "avventure" che coinvolgono la protagonista ha una vera e propria conclusione: alcune restano a metà (come finirà con questa o quell'altra persona?); in altre situazioni l'autrice lascia immaginare che ci sarà un seguito all'una od all'altra vicenda e invece restano così, senza seguito, senza fine, sospese a mezz'aria come fossero semplici fantasie, o come se la Arsan si fosse ripromessa di riprenderle più avanti e poi se ne fosse dimenticata...

Dopo la metà del libro, la storia muore inesorabilmente in un lunghissimo contorto quando assurdo pseudo-filosofico monologo del bell'italiano Mario (solo a tratti interrotto dalle risposte della protagonista) che subito dopo aver affermato qualcosa, smentisce le sue stesse parole ri-affermando l'esatto contrario. 
Il compito del bel Mario sarebbe quello di insegnare ad Emmanuelle l'essenza del vero erotismo, ma il mio modesto parere è che neanche lui sapesse cos'è l'erotismo!

Dalla sua ha una discreta capacità descrittiva delle scene erotiche nelle quali si ritrova la protagonista. 

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l'ho acquistato per gioco tra i "reminders" di ibs.it, giusto perché il titolo mi incuriosiva, nella sezione libri erotici in cui stavo già acquistando "Histoire d'O" di Pauline Réage, che solo durante la lettura ho scoperto avere contenuti sado-maso, bondage, slave-master, fetish, ecc..., e "Salomè" di Oscar WIlde (ma scusate la mia ignoranza: "Salomè" è un'opera erotica? boh... quando lo leggerò lo scoprirò...) 
Premetto che le edizioni ES mi piacciono molto: libretti economici eppure ben curati, a partire dal tipo di carta e cartoncino, alla selezione delle opere da pubblicare, di spessore culturale - almeno per i titoli che ho avuto modo di leggere, nonostante l'argomento "pruriginoso" possa facilmente rischiare di far scivolare nel volgare! 
Ma torniamo a quest' "elogio della sculacciata". Perché tre stelline? perché l'ho abbandonato? 
le tre stelline ovviamente si riferiscono alla parte (poco più della metà) che ho letto: il titolo può far sorridere, sì, ma l'autore prende l'argomento molto seriamente, ed analizza il "perché" con citazioni dotte e spiega l'argomento sotto aspetti sociologici e morali, ed anche quando riporta esempi, non cade mai nel volgare, e li descrive con un linguaggio molto delicato ed efficace. 
Inizio ad annoiarmi non appena l'autore inizia a spiegare il "quando", riportando scene della sua vita familiare, e spiegando chiaramente che preferisce indicare un particolare giorno alla settimana, il venerdì, in cui ha una sorta di appuntamento con la moglie, per la "sculacciata settimanale". Forse è questo che mi ha infastidita: l'appuntamento... il solo fatto di stabilire una data da rispettare per qualcosa che dovrebbe essere piacevole (una sculacciata? vabbè, dipende dai gusti, no? e non è questo ciò che sto analizzando in questo momento) per entrambi, fa perdere buona parte della poesia, del desiderio, dell'eccitazione che quel qualcosa intrinsecamente esprime! Io non riuscirei mai a considerare il sesso, la passione, come un "appuntamento" da inserire in agenda: potrei mai scrivere "venerdì, ore 20.00 cena con amici; ore 21.30 sesso/sculacciata", se anche ci riuscissi, alle 21.25 avrei sonno, mal di testa, oppure penserei al bucato del giorno dopo, ma sicuramente la mia testa ed il mio corpo si rifiuterebbero di predisporsi benevolmente verso il sesso, mi sentirei costretta...

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avete presente un cheesecake fresco, bello, invitante, dolcissimo, golosissimo? la trilogia di fifty shades è come il cheesecake.

la prima fetta è quella che provoca l'acquolina, che si scioglie in bocca, che si gusta (magari anche con un po' di fame), e che soddisfa di più.

la seconda fetta è quella che mangiamo perché la prima sembra sempre poca, e spinti dalla gola ne vorremmo di più.

la terza fetta è quella che rovina tutto. stucchevole, nauseante.

la trilogia è così, e questa è la terza fetta di cheesecake. se già gli altri non erano il massimo, questo terzo volume è il peggiore di tutti e tre!

masochista io che l'ho comprato già immaginando come sarebbe andato a finire, che l'ho tenuto due settimane sul comodino a prendere polvere, senza riuscire ad andare avanti che poche pagine al giorno (mentre gli altri due li ho finiti in pochissimi giorni).

non voglio parlare della monotonia del testo, 619 pagine di melensa ripetitività: di quanto è bello, sexy, affascinante, tenebroso (e anche ricco, ma la protagonista è una donna "pura", alla quale i soldi fanno schifo... sì, come no...) Mr Grey, di quanto è favoloso, appagante, travolgente il sesso con lui, avere orgasmi a ripetizione (ad un certo punto mi aspettavo che Mr Grey riuscisse a provocarli anche solo con la forza del pensiero); ripetitività che se viene aggiunta alla monotonia del primo e del secondo volume, diventa stucchevole e nauseante già di per sé, indipendentemente dalla trama e da tutto il resto! Ma poi, non sembra assurdo che marito e moglie si chiamino reciprocamente “Mr Grey” e “Mrs Grey”, dalla colazione, alla cena, e anche a letto?!?

non voglio parlare del linguaggio pudico ed epurato da termini più forti e volgari, che potrebbe rendere accessibile questi libri anche ai ragazzi delle scuole medie, se non fosse per il fatto che il messaggio trasmesso è altamente diseducativo, peggio delle favole! (e su quanto sia diseducativo ed anacronistico il modello comportamentale proposto dalle favole più famose, oggi, nel XXI secolo, ce ne sarebbe da dire, eccome!);

non voglio parlare della pubblicità occulta a quei tre o quattro brand famosi, che ricorre anche negli altri due volumi;

non voglio nemmeno parlare degli errori (od orrori) che ricorrono più volte nel testo (es. una donna che dice in più occasioni, “sono sicurO”, tanto per citarne uno, ma non è l’unico), e che non so se attribuire alla traduzione od alla stampa – non avendo letto la versione inglese;

e poi, accidenti, a proposito di errori: Mrs James, informati! Se una persona ha il catetere urinario NON PUO’ AVERE stimolo alla minzione!

Non voglio nemmeno parlare del goffo tentativo di aggiungere un po’ di suspance e di thrilling, tanto da rendere l’episodio tanto inverosimile quanto grottesco;

naturalmente non voglio ripetere i giudizi già dati agli altri due volumi, giudizi che possono perfettamente riferirsi anche a quest’altro volume… ultimo spero, anche se la frase finale “E questo è tutto… per ora.” di E. L. James suona più come una minaccia che come una speranza!

Di cosa voglio parlare, allora?

Di nulla. Credo non valga la pena di sprecar ulteriore tempo (oltre quello già impiegato per la lettura), e parole, per commentare questo libro.

Semplicemente non vedevo l’ora di richiuderlo per dimenticarlo nella libreria.

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