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la storia non mi è sembrata gran che, lo devo ammettere, probabilmente se si trattasse di una novella o di un romanzo sarebbe molto più chiaro sin dall'inizio, su tutto quello che si muove nella testolina della "lodoletta", dell' "usignolo", dello "scoiattolo", della piccola nora.  ma l'opera teatrale è più azione che introspezione, e perciò se la conclusione aleggia sulla scena sin dall'inizio, lo fa in maniera così discreta e silenziosa, che è possibile metterla a fuoco soltanto alla fine, quando nora per la prima volta ha il coraggio di esprimere i suoi pensieri e di decidere finalmente, per se stessa e per la sua vita.  nutro sin dall'inizio un'istintiva antipatia per torvald che tratta nora come una bambina, che le vieta di mangiare dolci, che la rimprovera di essere spendacciona, che si sente forte della sua moralità su quella della moglie e del suocero, e non perde occasione per ricordarglielo come se geneticamente il padre avesse trasmesso anche a lei parte delle sue responsabilità e dei suoi errori.  non sono riuscita ad immedesimarmi in lei, né a provare forte simpatia od affinità con la protagonista - come invece mi càpita spesso - ma alla fine, in quelle ultime poche pagine che da sole valgono la lettura dell'opera intera, provo intenso il desiderio di essere lì con lei mentre parla a torvald (ed anche a se stessa) seriamente e chiaramente, mentre prende coscienza e si ribella allo status di "bambola" (del padre prima e del marito poi), e realizza che è giunto il tempo di prendere in mano la sua vita e costruire da zero la sua personalità, il suo carattere, il suo senso della morale, di imparare da sola a distinguere il bene ed il male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, senza prendere in prestito le idee, i pensieri, i principi degli altri, come ha sempre fatto.  viene da chiedermi: e se il miracolo che nora si aspettava ci fosse stato? se torvald per amor suo, per proteggere la moglie dai suoi stessi errori (errori commessi per amore del marito!) avesse sacrificato il suo alto senso della morale? cosa sarebbe successo? nora avrebbe preso coscienza di sè prima o poi? 

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A posteriori (di diversi anni), mi sono resa conto che quest'opera - che ho potuto anche trovare su youtube e vedere recitata - ha un'importanza molto maggiore di quella che mi era parsa inizialmente. importanza per le donne, per il loro riscatto dal solito ruolo stereotipato di casalinghe-mogli-madri che forse all'epoca di Ibsen era più evidente (ma non molto, eh...) di quanto non sia adesso... importanza per me, per i miei equilibri personali e familiari, per la mia vita di donna e di madre.

Un libro che conserverò sempre come tra quelli che mi hanno cambiata.

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