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se qualcuno mi chiedesse di spiegare in poche parole pirandello, gli consiglierei di leggere quest'opera: secondo me è quella che in maniera più simpatica e incisiva riesce a spiegare (sommariamente, è ovvio) il pensiero di pirandello, la sua capacità di descrivere quella che potrebbe sembrare "la scoperta dell'acqua calda" ma che nessuno come lui è mai riuscito ad analizzare in maniera tanto semplice ed umoristica (di un umorismo tutto suo, ovviamente!): la molteplicità del sé così come viene visto attraverso il filtro della mente altrui, quello che più chiaramente viene poi descritto in "uno, nessuno e centomila" 

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la storia non mi è sembrata gran che, lo devo ammettere, probabilmente se si trattasse di una novella o di un romanzo sarebbe molto più chiaro sin dall'inizio, su tutto quello che si muove nella testolina della "lodoletta", dell' "usignolo", dello "scoiattolo", della piccola nora.  ma l'opera teatrale è più azione che introspezione, e perciò se la conclusione aleggia sulla scena sin dall'inizio, lo fa in maniera così discreta e silenziosa, che è possibile metterla a fuoco soltanto alla fine, quando nora per la prima volta ha il coraggio di esprimere i suoi pensieri e di decidere finalmente, per se stessa e per la sua vita.  nutro sin dall'inizio un'istintiva antipatia per torvald che tratta nora come una bambina, che le vieta di mangiare dolci, che la rimprovera di essere spendacciona, che si sente forte della sua moralità su quella della moglie e del suocero, e non perde occasione per ricordarglielo come se geneticamente il padre avesse trasmesso anche a lei parte delle sue responsabilità e dei suoi errori.  non sono riuscita ad immedesimarmi in lei, né a provare forte simpatia od affinità con la protagonista - come invece mi càpita spesso - ma alla fine, in quelle ultime poche pagine che da sole valgono la lettura dell'opera intera, provo intenso il desiderio di essere lì con lei mentre parla a torvald (ed anche a se stessa) seriamente e chiaramente, mentre prende coscienza e si ribella allo status di "bambola" (del padre prima e del marito poi), e realizza che è giunto il tempo di prendere in mano la sua vita e costruire da zero la sua personalità, il suo carattere, il suo senso della morale, di imparare da sola a distinguere il bene ed il male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, senza prendere in prestito le idee, i pensieri, i principi degli altri, come ha sempre fatto.  viene da chiedermi: e se il miracolo che nora si aspettava ci fosse stato? se torvald per amor suo, per proteggere la moglie dai suoi stessi errori (errori commessi per amore del marito!) avesse sacrificato il suo alto senso della morale? cosa sarebbe successo? nora avrebbe preso coscienza di sè prima o poi? 

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A posteriori (di diversi anni), mi sono resa conto che quest'opera - che ho potuto anche trovare su youtube e vedere recitata - ha un'importanza molto maggiore di quella che mi era parsa inizialmente. importanza per le donne, per il loro riscatto dal solito ruolo stereotipato di casalinghe-mogli-madri che forse all'epoca di Ibsen era più evidente (ma non molto, eh...) di quanto non sia adesso... importanza per me, per i miei equilibri personali e familiari, per la mia vita di donna e di madre.

Un libro che conserverò sempre come tra quelli che mi hanno cambiata.

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L’avevo letto già ai tempi della scuola, probabilmente in prestito dalla biblioteca scolastica, o dalla mia ex suocera, perché nella mia libreria non ne ho il formato cartaceo. L’ho riletto un paio di settimane fa in formato e-book, per trascorrere un pomeriggio leggero ed ha confermato l’impressione che ho sentito allora. 
Simpatico e veloce da leggere, mi ha strappato qualche sorriso, e mi ha ricordato in alcune scene il film che vidi anni fa con Celentano e la Mori, per cui non ho trovato alcuna difficoltà nell’immaginare luoghi, scene, e situazioni. 
Ma non sono riuscita a provare grande simpatia per Mirandolina, sebbene in alcuni momenti abbia pensato di somigliarle un po’, soprattutto in quella sua voglia di sentirsi “oggetto dei desideri” (ed è questo l’unico aspetto per cui condivido la sua rappresentazione dell’animo femminile). 
Sicura, spavalda, viziata, a volte calcolatrice, vanitosa allo stato puro, conduce sapientemente il gioco delle parti, il gioco del corteggiamento, tessendo e tramando per tenere in pugno quattro uomini, diversissimi tra loro, dei quali in realtà non le importa nulla!
È la vanità che la spinge a voler far innamorare il cavaliere. 
Non mi sento rappresentata in quanto donna, da chi considera il sesso femminile superiore a quello maschile e che con questo progetto di far innamorare il cavaliere vorrebbe lasciar intendere di vendicare le donne, “la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura”, che considera gli uomini delle “caricature di amanti spasimanti”, quando è solo il suo capriccio che vendicherà, il suo orgoglio che è stato ferito nel momento in cui si ritrova faccia a faccia con la dura realtà: esiste qualcuno capace di resistere al suo fascino (ed al fascino femminile in generale!) 
Mirandolina è un’affarista, un’egoista, una donna priva di scrupoli i cui unici interessi sono se stessa e la sua locanda, e poco le importa se per questo ferirà i sentimenti altrui. 
La mia simpatia – seppur con qualche riserva – va proprio a lui, al cavaliere che conosce le donne, che le tiene a distanza, che le tratta con sufficienza perché sa di cosa sono capaci, perché altre ci hanno provato a sedurlo e a farlo innamorare senza riuscirci. La mia simpatia va a lui, dicevo, ma non posso fare a meno di chiedermi come possa tale intelligenza, tale conoscenza dell’animo umano – basta vederlo trattare con gli altri spasimanti della locandiera, il Conte ed il Marchese – lasciarsi calpestare in un paio di giorni appena, da due occhi dolci, da qualche moina, da un finto svenimento? Sono appunto queste le mie riserve sulla simpatia che nutro nei confronti del cavaliere. 
Neanche gli altri personaggi della storia, pure e semplici “maschere” di contorno, che altro non fanno che rendere più realistico lo spaccato sull’epoca storica in cui è ambientata l’opera, mi stimolano grande interesse: altri “inutili” cuori infranti sotto i tacchi della locandiera. 
Infine, neppure lo stesso Fabrizio mi ispira simpatia, lui, che la locandiera finirà comunque per sposare – e dubito che lo sposi per amore, quanto più probabilmente per la promessa fatta a suo padre, e per il fatto che è l’unico uomo di cui lei abbia realmente bisogno – altri non è che un uomo incapace di imporsi, di pretendere che il suo amore venga riconosciuto ed accettato anziché calpestato, capace di sopportare i suoi capricci, e di restarle accanto nonostante non condivida il suo comportamento.

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questo libro è sicuramente più di quel che sembra!

... avete presente quando siete in libreria e un libro vi guarda e vi dice "prendimi, prendimi..."? ecco! è proprio ciò che mi è successo con questo.

sarà stata la sovraccoperta rossa con il tacco a spillo che rompe la lente di un paio di occhiali - per inciso, la copertina che si nasconde sotto la sovraccoperta, è ugualmente rossa, ma molto più elegante - sarà stata la pubblicità che si sentiva in giro sul film di Polanski tratto da questo libretto...

... sta di fatto che è finito tra i miei acquisti, e poi incastrato tra altri libri nella mia libreria finché oggi non ha nuovamente gridato "prendimi, prendimi..."

ne ignoravo completamente contenuto, stile, trama. e l'ho letto in appena due o tre ore (compresa passeggiata pomeridiana con il cane e cena).

bello. anche l'impostazione teatrale è bella e rende perfettamente l'idea della situazione, dei personaggi. Proprio come essere lì a guardarli.

azzardo troppo se dico che vi ho scorto qualcosa del Pirandello dei sei personaggi in cerca d'autore?

parliamo di David Ives che scrive di Thomas che ha scritto un'opera teatrale sull'omonima opera di Masoch, che l'ha vissuta realmente! Parliamo di Thomas e Wanda che nel tentare di impersonare Sevérin e Wanda (quella dell'opera di Thomas che richiama Masoch), ne tirano fuori sfumature che forse non c'erano, perché queste sfumature sono quelle che Thomas e Wanda (l'attrice) leggono dentro i personaggi solo in base al fatto di essere Thomas e Wanda (l'attrice).

Peccato per il finale un po' frettoloso.

Ma mi incuriosiscono adesso due cose: la prima è leggere l'opera originale di Masoch, la seconda è vedere il film di Roman Polanski.

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