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Il prologo è un pugno nello stomaco. E' quel pezzo in cui dici "ok, vado avanti o mi fermo?" ... poche pagine ma di un cinismo (realismo) disarmante!

Sono andata avanti, ovviamente...

Se escludiamo il primo centinaio di pagine, letto a “morsi” nei ritagli di tempo dei giorni scorsi, il libro l’ho finito praticamente tutto stanotte, con il tumulto di emozioni e sensazioni che mi ha donato.

Vorrei dire che è stata una sorpresa, ma in fondo non lo penso totalmente, perché sapevo già che l’autrice sa scrivere molto meglio di tanti famosi scrittori pluripremiati che affollano le librerie, con uno stile leggero e frizzante, molto vicino al “parlato”, che quindi si concede qualche impurità stilistica, da leggere tutto d’un fiato perché particolarmente incalzante ai limiti della logorrea, e sapevo già che mi piace quello che scrive, che spesso ne condivido il pensiero, le idee… sapevo che questo libro mi sarebbe piaciuto, già prima di aprirlo.

Vorrei dire che è un romanzo facile, di quelli che classifico generalmente “da ombrellone”, ma non sarei del tutto sincera, perché se è pur vero che si fa leggere velocemente (e questa mia notte insonne lo dimostra), è anche vero che è ricco di spunti e di riflessioni sulla vita, sui rapporti di amicizia, di coppia, sull’essere madre oggi. È duro, è crudo, è divertente, è irriverente, è commovente, in un paio di punti forse troppo romanzato (ma vorrei evitare spoiler), ma è la storia di una donna di quasi quarant’anni, madre single, che deve fare da padre e da madre al proprio figlio, come tante donne oggi… Sono quelle madri separate o divorziate che non finiscono mai nell’elenco delle cose da fare della politica, ma che si sforzano di crescere le generazioni future al meglio, anche rinunciando a qualcosa… quelle che possono contare solo su sé stesse e che devono sottostare anche a qualche compromesso (quando non si tratta di veri e propri ricatti) per la loro famiglia.

Viola è ognuna di queste donne, che lottano con gli avvocati, il mantenimento, le piccole bugie che si dicono ai figli e i nuovi compagni che entrano in questi stretti equilibri, Viola è mia zia che da sola ha cresciuto un figlio che ora è medico, Viola sono anche io, che ho uno stipendio part-time che rasenta la “paghetta”, che pranzo da mia madre per risparmiare sulla spesa e sulle bollette, e che cerco di non far pesare a mio figlio questa nostra difficoltà. Viola sono io che mi credevo infallibile, come donna, come madre, come compagna, e che mi trovo ad affrontare i fantasmi del passato, contemporaneamente alle tempeste del presente, speranzosa e dubbiosa ogni giorno, ogni momento, di poterne uscire.

Viola è una donna che non si arrende alle “batoste”, ironica ed autoironica, disincantata quel tanto che basta, ma molto sensibile, una donna che guarda avanti e ha voglia ancora di innamorarsi, di sognare il futuro, nonostante gli uomini siano solitamente un disastro nel portare avanti dei rapporti maturi e paritari, incastrati tra il peterpan e il leader…

Questo è il libro giusto capitato al momento giusto nella mia vita, letto proprio quando avevo bisogno di confrontarmi con una realtà come la mia, che non posso condividere con nessuna delle persone che conosco realmente, perché nessuna di loro ha avuto a che fare con battaglie legali ed avvocati e tirare la cinghia, e fare sorrisi di circostanza al proprio figlio mentre suo padre sfodera il pugnale.

È il libro che mi ha detto “non sei sola coi tuoi sensi di colpa” quando tutte le responsabilità di questo bambino ricadono in pratica su di me, sul mio crescerlo “troppo mammone”, “troppo viziato”, “troppo ingenuo”, “troppo imbranato”, ecc…

È il libro che mi ha detto che posso sperare di avere una nuova speranza di “famiglia” che non coinvolga solo lui e me, ed un nuovo futuro… 

 

E che poi venga considerato alla stregua di un libro “da ombrellone”, chi se ne frega: a me ha dato tanto questa notte. 

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