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... e anche questo libro fa parte dell'operazione denominata #ioleggoperché e giuro che mai mi sarei sognata di comprarlo o di leggerlo, se non mi avessero quasi "obbligata" dal momento che me ne hanno consegnate ben sei copie da distribuire a "non-lettori" il prossimo 23/04

In libreria avevo espressamente chiesto "vi prego datemi libri che non mi tireranno in testa!" ed il libraio, nell'infilare velocemente il pacco di libri nella busta (perché io non vedessi e protestassi in quel momento, forse?) ha fatto un mezzo sorriso dicendo "questo, forse..."

Mia madre, ricordando il film con Gassman, ha detto "questo dev'essere proprio un libro pesante!"
Il mio compagno ha pure fatto una smorfia, quando gliel'ho mostrato.

E invece...

invece è stata una simpatica compagnia, quest'Armata Brancaleone che mi ha accompagnata nei giorni scorsi con le loro sconclusionate avventure, il linguaggio un po' strano tra il volgare e le inflessioni dialettali, le persone incontrate e conosciute durante questo stranissimo e divertente viaggio a più riprese interrotto, deviato, allungato, fino alla "terra promessa", il feudo di Aurocastro, nel Salento.

Fa un po' il verso alle canzoni romanze, come il "cantar de mio Cid", la "chanson de Roland", al "Don Chisciotte", ai poemi cavallereschi, e alle fiabe che ad essi si richiamano, raccontando di un Brancaleone imbranato, accompagnato da un cavallo testardo come un mulo e da una sua armata bizzarra ed eterogenea, non di cavalieri, bensì di uomini senz'arte né parte né futuro né famiglia, ma capaci di lealtà e di fiducia reciproca. Un piccolo spaccato dell'Italia dell'arte di arrangiarsi, della furbizia, del minimo sforzo, un po' diversa dai poemi cavallereschi tutti ideali nobili, valore, coraggio ed onore, un'Italia che secondo gli autori non è cambiata affatto dai tempi del medioevo...

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