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anche il mio masochismo ha un limite!   Ho nuovamente interrotto la lettura di Garcìa Marquez per provare a leggere qualcosa di più “commerciale”, proprio come ho fatto qualche giorno fa con “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” di Melissa P.  Un altro e-book perché mi sarei vergognata come una ladra ad entrare in libreria e chiedere “Tre metri sopra il cielo”!  Questa volta mi sono fermata alla prima pagina.   Solo nella prima pagina, infatti, ho trovato undici (e sottolineo UNDICI!!!) marche di prodotti diversi! Mi ha subito dato l’impressione di essere un’auto da corsa con la carrozzeria tutta tappezzata di adesivi degli sponsor, dalla quale esce il pilota, in tuta e casco anch’essi tappezzati da logo pubblicitari!  Mi ricordava quei film in cui all’improvviso ecco l’inquadratura (inutile) sulla particolare bottiglia d’acqua, il primo piano (spesso assolutamente superfluo) sul marchio del cellulare o del pc, e nei film più vecchi, quelli di tanti anni fa anche sul pacchetto di sigarette…  Non contenta ho continuato a scorrere – solo scorrere, senza leggerle – le pagine successive, e la situazione cambia di poco: nel senso che la media si abbassa, ma si aggiungono altri marchi a quelli già citati in prima pagina!  La cosa che più mi faceva orrore è che il fatto di essere stati inseriti di proposito, si notava proprio tanto! Insomma: un bravo scrittore può anche nominare la marca di un’auto, o di un paio di occhiali, senza far notare al lettore che si tratta di pubblicità: spesso infatti questi oggetti rappresentano degli status-symbol! Ma lui no: li ha inseriti senza che fossero necessari al testo, senza “contestualizzarli”, ci mancava solo che venissero tutti evidenziati in giallo fluorescente perché anche il lettore distratto potesse notarli!   Ma non mi bastava, e come al solito mi sono affidata alla mia Santa Wikipedia, protettrice degli ignoranti, dalla quale ho avuto illuminazione in queste frasi che cito testualmente da http://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Moccia : "Pare che le descrizioni di cui il libro è ricco, in cui vengono citati esplicitamente e ripetutamente nomi e marchi di fabbrica di numerosi beni di consumo (per lo più abbigliamento e accessori) siano state richieste all'autore da un suo creditore, distributore dei marchi citati per la zona di Roma Nord, in cambio di una parziale remissione del debito accumulato da Moccia nei ruggenti anni Ottanta. Alcuni negano tuttavia questa interpretazione e vedono piuttosto nell'abuso dei marchi di fabbrica la manifestazione di un'ideologia edonista, volta a sedurre e plagiare, attraverso le facili sirene del consumismo, la gioventù del più importante villaggio della regione Lazio e, in seguito di tutta Italia. La seconda ipotesi è comunque minoritaria, benché nel 2005 sia stata fatta propria dal vescovo della diocesi di Isernia-Venafro in un'infuocata polemica contro lo scrittore, minacciato di scomunica per il suo punto di vista a-cristiano." 

Ora: premesso che non credo affatto alla tesi che lo vede manifestare un’ideologia edonista, consumista, ecc… non posso certo fargli una colpa di aver scritto un libro per guadagnarci su! Gli scrittori che scrivevano libri solo per “ispirazione” ormai sono tutti morti, e gli altri che scriverebbero per ispirazione, hanno comunque una ricchissima fonte (d’ispirazione, appunto) nelle prospettive di guadagno!  Anais Nin ha scritto “Il delta di Venere” su commissione, guadagnando qualche dollaro per ogni pagina!  Melissa P. si è “sputtanata” la reputazione (concedetemi il termine) in tutta Italia, ma ci ha fatto anche lei il suo bel guadagno!  Io non ci trovo nulla di male, se Moccia ha scritto il libro per pagarsi i debiti, ma non riesco a considerare “scrittore” uno che solo nella prima pagina del suo libro usa undici marchi di prodotti diversi! È televendita, è pubblicità, ed è pure fatta male!   Ora: come stupirsi se “Tre metri sopra il cielo” ci ha messo ben dodici anni prima di avere successo e vincere dei premi letterari?(ebbene sì, ha pure vinto dei premi!)  Federico Moccia per questo successo, credo che dovrebbe ringraziare il bel (ma dipende dai gusti) Riccardo Scamarcio che ha interpretato il film tratto da questo libro.   A proposito del film: ho visto anche questo, ma fortunatamente l’ho immediatamente rimosso dalla mia memoria.  

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A posteriori (sono passati diversi anni dalla lettura di quella prima pagina) noto che il paragrafo che ho citato da wikipedia è stato eliminato. Non so ad opera di chi, dal momento che wikipedia è un'enciclopedia pubblica e modificabile da qualsiasi utente registrato... sta di fatto che vere o non vere quelle affermazioni (personalmente, vi ho creduto), la sovrabbondanza di marchi e griffe citati all'interno dell'opera resta comunque d'attrito ad una agevole e scorrevole lettura. 

 

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