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se leggiamo Anna Karenina, ogni pagina, per quanto sulle prime sembrino un numero spropositato, tale da convincere a desistere almeno la metà delle persone che prendono in mano il volume, ebbene, per quanto sia un bel "mattoncino", ogni pagina ha motivo di esistere in quell'opera, e si fa leggere con interesse.

questo diario sui generis invece sarebbe stato molto più godibile se snellito di un buon centinaio (esagero?) di pagine. è un libro molto particolare, che descrive i cambiamenti di un corpo - quello del protagonista, curioso di scoprire il proprio corpo al di là delle tavole anatomiche asessuate dei libri di biologia, e un po' ipocondriaco che non fa mai male - dall'infanzia alla vecchiaia, e descrive come il corpo cambi con la sua vita, e come la sua vita cambi con il proprio corpo.

sufficiente ironia, discreto realismo nel descrivere ogni cambiamento anatomico e ormonale, uno stile come quello di pennac, sempre chiaro, leggibile, interessante.

un po' troppo lungo, e non tanto per la longevità del protagonista, quanto per una questione di pagine che se eliminate non avrebbero tolto nulla all'opera in sé, e anzi, l'avrebbero resa più snella agli occhi del lettore.

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abbandonato

forse perché lettura imposta a mio figlio in un contesto un po' "arrangiato": nessuna preparazione sul contesto storico-politico (d'altronde aveva appena 8 anni, quando ha iniziato a leggerlo), né sulle circostanze di vita di queste due bambine!

d'altronde, anche la Piemme consiglia la lettura a bambini che abbiano superato i 9 anni di età (ma se sono 11 o 12 va bene uguale... ormai le letture delle generazioni moderne sono molto diverse dalle letture della mia generazione)

il tentativo della maestra d'invogliare la classe alla lettura viene apprezzato, il modo un po' meno.
molto meglio la "biblioteca di classe" in cui ognuno porta qualche libro da prestare e scambiare con gli altri, scegliendo da sé le proprie letture.

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uhm... nì...

non posso dire che non mi sia piaciuto, ma non l'ho trovato all'altezza dell'altro libro della Venditto che ho letto un po' di tempo fa, "Aria di neve". Non so neanche quale dei due sia stato scritto prima, in effetti.

comunque, nonostante la lentezza nel procedere, la confusione che si creava nella mia testa leggendo le vicende delle tre protagoniste (i libri in cui si parla di tre o quattro o più amiche, evidentemente non fanno per me!), la storia un po' "adolescenziale", devo comunque ammettere che i caratteri principali sono piuttosto ben delineati, e la storia è buona per un paio di pomeriggi estivi, magari sotto l'ombrellone.

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... e anche questo libro fa parte dell'operazione denominata #ioleggoperché e giuro che mai mi sarei sognata di comprarlo o di leggerlo, se non mi avessero quasi "obbligata" dal momento che me ne hanno consegnate ben sei copie da distribuire a "non-lettori" il prossimo 23/04

In libreria avevo espressamente chiesto "vi prego datemi libri che non mi tireranno in testa!" ed il libraio, nell'infilare velocemente il pacco di libri nella busta (perché io non vedessi e protestassi in quel momento, forse?) ha fatto un mezzo sorriso dicendo "questo, forse..."

Mia madre, ricordando il film con Gassman, ha detto "questo dev'essere proprio un libro pesante!"
Il mio compagno ha pure fatto una smorfia, quando gliel'ho mostrato.

E invece...

invece è stata una simpatica compagnia, quest'Armata Brancaleone che mi ha accompagnata nei giorni scorsi con le loro sconclusionate avventure, il linguaggio un po' strano tra il volgare e le inflessioni dialettali, le persone incontrate e conosciute durante questo stranissimo e divertente viaggio a più riprese interrotto, deviato, allungato, fino alla "terra promessa", il feudo di Aurocastro, nel Salento.

Fa un po' il verso alle canzoni romanze, come il "cantar de mio Cid", la "chanson de Roland", al "Don Chisciotte", ai poemi cavallereschi, e alle fiabe che ad essi si richiamano, raccontando di un Brancaleone imbranato, accompagnato da un cavallo testardo come un mulo e da una sua armata bizzarra ed eterogenea, non di cavalieri, bensì di uomini senz'arte né parte né futuro né famiglia, ma capaci di lealtà e di fiducia reciproca. Un piccolo spaccato dell'Italia dell'arte di arrangiarsi, della furbizia, del minimo sforzo, un po' diversa dai poemi cavallereschi tutti ideali nobili, valore, coraggio ed onore, un'Italia che secondo gli autori non è cambiata affatto dai tempi del medioevo...

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dunque: mi sono iscritta all'operazione #ioleggoperché promossa dall'Associazione Italiana Editori, che in occasione della Giornata Mondiale del Libro vuole incentivare i lettori a diventare #messaggeri per diffondere il "vizio" della lettura, ai non-lettori.

iniziativa simpatica, sebbene non sia particolarmente convinta della sua utilità nel diffondere la lettura ai non-lettori, quanto semmai, tra gli stessi lettori e messaggeri!

 

ieri quindi sono andata in libreria a ritirare il mio kit da messaggera: una T-shirt per me, e sei copie di due opere (delle 24 proposte da diverse case editrici italiane) pubblicate per l'occasione. Una delle due opere era questa. Naturalmente, se devo distribuire un'opera per diffondere il piacere della lettura, devo anche sapere di cosa si tratta! E così l'ho aperto e l'ho letto.

 

premesso che si tratta di una lettura rivolta ad un pubblico che oggi chiamiamo young adult, e che la mia generazione avrebbe chiamato "adolescente", premesso che è un'opera simpatica, frizzante per certi versi, leggera... scopro poi alla fine che per quanto ambientata in un mondo completamente diverso dal mio, geograficamente, socialmente, anagraficamente, un po' posso ritrovarmi negli atteggiamenti e nei pensieri di diversi dei personaggi principali. A Cady e Gat, a Johnny e Mirren ci si affeziona, e si chiude il libro (in appena 4-5 ore di ininterrotta lettura, fino a notte fonda), con un forte senso di mancanza... La scrittura è vivace e intensa, frizzante, elaborata sotto forma di monologo, con numerosi passaggi temporali tra i diversi capitoli, che rendono la storia più interessante... 

 

c'è Cady, c'è la sua famiglia dai legami stretti come un clan, nel quale è difficile inserirsi (lo è stato per i tre ex mariti delle tre figlie del patriarca, lo è per il nuovo compagno di una di esse, lo è per il ragazzo di cui Cady si innamora) ... c'è la necessità di tenere le redini dei destini di tutti nelle proprie mani, e la lotta quasi disperata tra sorelle l'una contro l'altra armate... e poi c'è la spensierata adolescenza di quattro ragazzi molto diversi dalle generazioni precedenti, che scoprono l'amicizia, l'amore, che prendono il meglio che la famiglia può dare loro, e al tempo stesso darebbero il meglio di sé stessi alla famiglia, se solo gli adulti riuscissero a guardare ben oltre i loro interessi. Ma sono ragazzi, e i ragazzi, si sa, hanno nell'animo la contraddizione intrinseca della maturità che sboccia nell'ingenuità. 

 

E poi c'è il finale. Quel finale che taglia e cuce le storie di tutti rimescolando i destini, e portando a rileggere tutto il libro sotto una luce diversa, più vivida, più intensa. 

 

Ma non posso dire nulla di più, altrimenti qui ci scappa un enorme spoiler!!

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