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questo libro mi fa venire in mente i miei "esercizi di scrittura": le pagine sparse qua e là con descrizioni, scorci, piccoli episodi e particolari descritti e lasciati lì senza una storia, senza una trama, magari in attesa di essere incastrati e di rientrare, come tessere di un puzzle, in una storia più "importante".
forse sono stata troppo distratta io, quando ho preso questo libro dalla mia libreria ed ho iniziato a leggerlo saltando a piè pari prefazione, introduzione, indice, e trascurando anche quelle poche righe in quarta di copertina, che invece ho notato a sole venti pagine dalla fine quando mi hanno rivelato trattarsi di una raccolta di otto racconti (l'ultimo è quello che dà il titolo al libro) accomunati non solo dai luoghi, dalle descrizioni, dalle caratterizzazioni dei personaggi, ma anche dalla mancanza di una "trama", di quelle come si intendono normalmente, o più che altro di una conclusione "precisa" ad ogni racconto, quasi come se garcìa marquez si fosse ripromesso di ritornarci, o di approfondirli successivamente.
come ho fatto a non accorgermene? proprio per queste caratteristiche! 
leggendo, mi sembrava di essere turista e silenziosa spettatrice, nel paesino descritto dall'autore, di vite e di eventi e situazioni che si svolgevano intorno a me, e attendevo un evento scatenante che dèsse vigore al romanzo, intrecciando tra loro le vite dei personaggi letti in precedenza - le cui storie sembravano restare sospese a causa della mancanza di una vera e propria "fine" dei racconti, come delle scenografie sulle quali cala il sipario alla fine di un primo atto, mentre io aspetto che si riapra per vedere la conclusione delle loro vicende - ed aspettavo che tornassero nelle pagine seguenti, magari a concludere quanto già descritto, o a spiegare eventi e comportamenti, o a vivere nuove situazioni.
lo stile descrittivo è quello di un garcìa marquez che adoro, ma che si intuisce "acerbo" (ha composto questa raccolta non ancora trentenne) rispetto alle sue opere successive e più famose.

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