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Erri De Luca ha saputo scrivere in maniera poetica, quegli importantissimi mesi della vita di Maria / Miriàm, in cui ha portato in grembo il Figlio di Dio, Figlio dell’Uomo, la creatura che un Angelo arrivato dal nulla le aveva affidato… a lei, giovane, vergine, non ancora sposata.  Non so se l’autore abbia avuto delle fonti storico-bibliche (o magari testi apocrifi) sulle quali documentarsi per scriverlo, so solo che l’ha fatto con una sensibilità tutta femminile.  È la storia della Vita, i nove mesi della gravidanza visti da lei, da Miriàm, dall’Annunciazione alla nascita.  Mi ha permesso di identificarsi nelle emozioni che hanno accompagnato Miriàm in questa straordinaria esperienza, mi ha permesso di rivivere il miracolo della creazione e della vita, ho letto queste pagine ricordando i mesi in cui ho vissuto anch’io questo miracolo: Miriàm dice a Ioseph “Sono solo un recipiente (…) Sono il suo recipiente.”; io ripetevo sempre invece “sono solo un’incubatrice”; e anche: “Sa i miei pensieri. – dice Miriàm – è un maschio e mi rimprovera. Occupa tutto il mio spazio, non solo quello del grembo. Sta nei miei pensieri, nel mio respiro, odora il mondo attraverso il mio naso. Sta in tutte le fibre del mio corpo. Quando uscirà mi svuoterà, mi lascerà vuota come un guscio di noce.” Poi, quando Ieshu è nato: “Che vuoto mi hai lasciato, che spazio inutile dentro di me deve imparare a chiudersi. Il mio corpo ha perso il centro, da adesso in poi noi siamo due staccati, che possono abbracciarsi e mai tornare una persona sola.” Ed io ho avuto la stessa sensazione di vuoto: avevo parlato con mio figlio per tutto il tempo (sarà per questo che è un chiacchierone?), l’ho sempre accarezzato nel pancione, gli accarezzavo i piedini o la testa quando sporgevano, gli facevo i dispetti quando dormiva e lo svegliavo per sapere se stava bene, se era tutto ok, se era comodo… e subivo i suoi, di dispetti, quando mi tirava i calci la notte, o perché avevo mangiato qualcosa che a lui non piaceva… Ed erano questi anche i miei pensieri. L’ho baciato, accarezzato, annusato, quando è nato (anche se il mio parto è stato un cesareo), per un istinto atavico e naturale, insito in ogni madre, in ogni creatura… ma ormai eravamo due persone indipendenti che dovevano nuovamente conoscersi, imparare a ri-amarsi, rinnovare quel legame che si era creato durante la gravidanza.   È la storia dell’Amore, di quell’amore che ogni uomo ed ogni donna dovrebbero vivere, puro, incondizionato, forte. La storia di un uomo straordinario: un uomo capace di vero Amore, di fiducia, di protezione, di dolcezza, di immenso rispetto: Ioseph ama Miriàm, si fida di lei, le crede nonostante la storia che lei gli racconta abbia dell’incredibile, le crede a dispetto della comunità, delle leggi, della gente che li giudicherà, la protegge, e con lei protegge il bambino che porta in grembo, e che è anche suo: “è anche figlio tuo, Ioseph, hai difeso la sua vita. È figlio tuo due volte perché hai dato anche alla madre una seconda vita.” Ioseph è disposto a sopportare l’ostracismo, l’emarginazione, le critiche, per amor suo, e l’ascolta, la protegge e al tempo stesso si affida a lei… Miriàm lo ama, gli è grata, gli è figlia, e madre, e sorella, e confidente, ed amica, e moglie… e tutto questo per l’Amore puro ed incondizionato che prova per lui…  Ioseph è l’Uomo che ha fatto da padre al Figlio di Dio, che lo ha presentato al mondo come proprio, che lo ha cresciuto nell’onestà, nella fede, nel rispetto, lo ha fatto diventare uomo, maturo e lo ha lasciato al mondo perché compisse la sua missione, quella per cui aveva sconvolto trent’anni prima la vita di queste due persone.