Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Proseguendo la navigazione del sito accetti il loro utilizzo. Leggi nell'informativa privacy come disattivarli. La disattivazione comporta il blocco di funzionalità del sito, come i video e i pulsanti social.

 

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva

Gelsomina Settembre detta Mina è il nuovo personaggio protagonista - questa volta una donna - uscito dalla tastiera di De Giovanni.

Mina è un personaggio attuale e nella teoria dell'autore ben delineato, ovviamente in un raccontino che secondo kindle si legge all'incirca in un'ora, non si può scendere in dettagli e particolari sul suo carattere, sulla sua vita, sul suo background, se non per sommi capi. 

Ha del potenziale, parecchio, dalla sua parte, dato dalla grande capacità dell'autore di osservare e descrivere la realtà di Napoli con tenerezza e realismo. 

Alto il rischio di cadere e scadere nello "stereotipo" ma saranno la bravura dell'autore ed il tempo a dire se anche Mina, come Ricciardi, come i Bastardi si dimostrerà all'altezza delle aspettative del suo creatore e dei suoi lettori.

Io per lei provo già empatia.

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva

A dirla tutta, questo librettino ha tutta l'aria di una banale operazione commerciale: 6,90€ per poche pagine, la maggior parte delle quali scritte dalla D'Antonio che i più (me compresa) non conoscono e che comprano il libro solo perché c'è il nome di De Giovanni, il quale invece, come Camilleri e pochi altri, venderebbe ad occhi chiusi pure i post-it lasciati sul frigo per ricordarsi di comprare il latte.
Ciò premesso, devo però aggiungere che in queste poche pagine, sia nel racconto della D'Antonio, sia nelle "interviste" di De Giovanni, ci sono storie dense di significato e di riflessione che lasciano in secondo piano l'idea un po' maliziosa dell' "operazione di marketing".

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

il solito Camilleri, il solito Montalbano: un po' di anni più giovane lui, e diversi i fatti di cronaca che fanno da sfondo a questi racconti, ma sempre lo stesso stile, lo stesso senso della giustizia e l'inconfondibile carisma. Una conferma.

 

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

non so se le mie aspettative - basate sulla lettura di "Novecento" - fossero alte perché il film tratto da "Novecento" mi aveva inflenzata (positivamente)... o perché davvero "Novecento" è stato un racconto di qualità migliore di questo... mi ha delusa fin dalle prime pagine, ad essere sincera. credo che il tentativo di Baricco di dare un ritmo quasi musicale al racconto abbia prevalso sullo stile e sulla trama. Perché sì, il racconto ha un ritmo, ha una cadenza quasi musicale nel procedere, in alcuni punti ha come dei ritornelli che si ripetono cadenzati, ma la trama non è sufficientemente forte da poter stare al passo con la musicalità, è come una canzone che ha una bellissima musica, dei forti arrangiamenti, ma ha un punto debole nel testo, che è scarso e poco comunicativo. per un'ottantina di pagine si è sempre lì, come in attesa che accada qualcosa, e quando quel "qualcosa" accade, non ha sufficiente enfasi per poter innalzare il ritmo ad un livello più elevato, e rischia di far passare inosservati tutti gli episodi, come se scorressero gli uni sugli altri come le onde che si appoggiano sull'orma delle precedenti, sulla riva... solo verso la fine, le ultime venti pagine o poco più, anche il testo recupera un po' di spessore, ma non è comunque sufficiente a dare corpo e volume al racconto.

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Erri De Luca ha saputo scrivere in maniera poetica, quegli importantissimi mesi della vita di Maria / Miriàm, in cui ha portato in grembo il Figlio di Dio, Figlio dell’Uomo, la creatura che un Angelo arrivato dal nulla le aveva affidato… a lei, giovane, vergine, non ancora sposata.  Non so se l’autore abbia avuto delle fonti storico-bibliche (o magari testi apocrifi) sulle quali documentarsi per scriverlo, so solo che l’ha fatto con una sensibilità tutta femminile.  È la storia della Vita, i nove mesi della gravidanza visti da lei, da Miriàm, dall’Annunciazione alla nascita.  Mi ha permesso di identificarsi nelle emozioni che hanno accompagnato Miriàm in questa straordinaria esperienza, mi ha permesso di rivivere il miracolo della creazione e della vita, ho letto queste pagine ricordando i mesi in cui ho vissuto anch’io questo miracolo: Miriàm dice a Ioseph “Sono solo un recipiente (…) Sono il suo recipiente.”; io ripetevo sempre invece “sono solo un’incubatrice”; e anche: “Sa i miei pensieri. – dice Miriàm – è un maschio e mi rimprovera. Occupa tutto il mio spazio, non solo quello del grembo. Sta nei miei pensieri, nel mio respiro, odora il mondo attraverso il mio naso. Sta in tutte le fibre del mio corpo. Quando uscirà mi svuoterà, mi lascerà vuota come un guscio di noce.” Poi, quando Ieshu è nato: “Che vuoto mi hai lasciato, che spazio inutile dentro di me deve imparare a chiudersi. Il mio corpo ha perso il centro, da adesso in poi noi siamo due staccati, che possono abbracciarsi e mai tornare una persona sola.” Ed io ho avuto la stessa sensazione di vuoto: avevo parlato con mio figlio per tutto il tempo (sarà per questo che è un chiacchierone?), l’ho sempre accarezzato nel pancione, gli accarezzavo i piedini o la testa quando sporgevano, gli facevo i dispetti quando dormiva e lo svegliavo per sapere se stava bene, se era tutto ok, se era comodo… e subivo i suoi, di dispetti, quando mi tirava i calci la notte, o perché avevo mangiato qualcosa che a lui non piaceva… Ed erano questi anche i miei pensieri. L’ho baciato, accarezzato, annusato, quando è nato (anche se il mio parto è stato un cesareo), per un istinto atavico e naturale, insito in ogni madre, in ogni creatura… ma ormai eravamo due persone indipendenti che dovevano nuovamente conoscersi, imparare a ri-amarsi, rinnovare quel legame che si era creato durante la gravidanza.   È la storia dell’Amore, di quell’amore che ogni uomo ed ogni donna dovrebbero vivere, puro, incondizionato, forte. La storia di un uomo straordinario: un uomo capace di vero Amore, di fiducia, di protezione, di dolcezza, di immenso rispetto: Ioseph ama Miriàm, si fida di lei, le crede nonostante la storia che lei gli racconta abbia dell’incredibile, le crede a dispetto della comunità, delle leggi, della gente che li giudicherà, la protegge, e con lei protegge il bambino che porta in grembo, e che è anche suo: “è anche figlio tuo, Ioseph, hai difeso la sua vita. È figlio tuo due volte perché hai dato anche alla madre una seconda vita.” Ioseph è disposto a sopportare l’ostracismo, l’emarginazione, le critiche, per amor suo, e l’ascolta, la protegge e al tempo stesso si affida a lei… Miriàm lo ama, gli è grata, gli è figlia, e madre, e sorella, e confidente, ed amica, e moglie… e tutto questo per l’Amore puro ed incondizionato che prova per lui…  Ioseph è l’Uomo che ha fatto da padre al Figlio di Dio, che lo ha presentato al mondo come proprio, che lo ha cresciuto nell’onestà, nella fede, nel rispetto, lo ha fatto diventare uomo, maturo e lo ha lasciato al mondo perché compisse la sua missione, quella per cui aveva sconvolto trent’anni prima la vita di queste due persone. 

Joomla templates by a4joomla