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Mantenendo come filo conduttore le vicende degli stessi personaggi negli stessi luoghi, il terzo romanzo della Millennium Trilogy di Stieg Larsson non si propone come un giallo, né come un poliziesco, bensì come una spy story.  Mi è sembrata una forzatura la troncatura netta che ha subìto la vicenda di Lisbeth Salander in fin di vita, alla fine del secondo libro – per il cui sviluppo i primi lettori hanno dovuto attendere mesi, perché uscisse questo volume, prima di sapere cosa sarebbe successo. Insomma: se spendo 15 o 20 euro per un libro, mi aspetto che abbia un inizio, una trama, ed anche una fine! Manovra pubblicitaria forse? Scelta commerciale per convincere i lettori ad acquistare anche il terzo volume? Mah…  Larsson in quest’ultimo libro ha diminuito il ricorso alla pubblicità occulta che si manifestava in maniera piuttosto importante nei precedenti, ma ha mantenuto – anzi, forse accentuato – lo stile giornalistico e cronachistico della narrazione, abbondando in particolari e descrizioni a volte inutili, inserendo decine di personaggi di contorno, tanto che alla fine viene da chiedersi “ma il protagonista principale, qui, chi è?”  Lisbeth torna al suo carattere chiuso ai limiti dell’autismo, così come l’abbiamo conosciuta nel primo romanzo; Mikael sviluppa un istinto da Mac Gyver nel giro di poche settimane, riuscendo a portare avanti indagini migliori, più accurate di quelle dei servizi segreti, e sgominando una cellula deviata, negli stessi servizi segreti, che aveva fatto il bello ed il cattivo tempo per trent’anni di storia in Svezia. E tra i “buoni” e i “cattivi” di questa storia entrano un tal numero di personaggi che a volte si rischia di perdersi e confondersi tra gli uni e gli altri. Tra indagini giudiziarie, giornalistiche, private, spionaggio, controspionaggio, cellule deviate, digressioni nella trama, il numero di personaggi coinvolti, e dei quali in diversi casi vengono citati i curricula, oppure vengono narrate le loro vicende personali, è così alto che viene da chiedersi “ma era proprio necessario scrivere così tanto?”  Spero che mi verrà perdonato lo spoiler, ma non posso fare a meno di notare che i buoni vincono, i cattivi muoiono e alla fine “vissero tutti felici e contenti”…

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