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è questo il potere di poe, quello di lasciare il lettore con il fiato sospeso: lo avevo già letto in "le avventure di gordon pym" ed in un paio di altri racconti ai tempi della scuola, e la sensazione è stata confermata in questa lettura.   se c'è un autore che sa descrivere come nessun altro sensazioni come il buio, la paura, l'angoscia, è proprio lui che in questo racconto fa vivere al lettore la stessa angoscia e la stessa ansia di sopravvivere del protagonista, sospeso fuori dal mondo e fuori dal tempo tra un pozzo apparentemente senza fondo, ed un pendolo che minaccioso gli si avvicina sempre più, chiuso tra roventi pareti mobili, in compagnia dei soli topi, in una camera delle torture degna della più macabra fantasia (e spero vivamente che tale cella non sia mai stata creata realmente!)  

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Come tanti altri personaggi di storie famosissime (oltre le più o meno fantasiose diverse trasposizioni cinematografiche), chiunque conosce la storia del Dr Jekyll e del suo alter ego, Mr Hyde... un po' come Dracula, Dorian Gray, come il Dr Frankenstein e la sua creatura antropomorfa, come i personaggi delle favole, come lo jeti, le sirene, il licantropo, e la fatina dei denti… sono tutti entrati nell’immaginario collettivo più come vecchie leggende, come “conoscenze”, che come opere di letteratura, personaggi usciti dalla mente di qualche geniale autore – del passato recente come di quello più antico, da Stevenson, a Shelley, da Stoker a Wilde, da Andersen fino ad Omero…  Tutti conosciamo la sua storia, molti l’hanno letta, tanti si sono fermati al concetto di separazione tra bene e male che appare “in superficie”…  L'integerrimo, rispettabilissimo Dr Henry Jekyll, appassionato di chimica, frequentatore della buona società londinese, irreprensibile ed al di sopra di ogni sospetto... e la sua creatura, l’altra metà di se stesso, signor Edward Hyde, libero da coscienza, da scrupoli, da rimorsi, da compassione e rimpianti… gioca sul filo della natura umana, Stevenson, nel narrare di un uomo che è riuscito a dividere da sé la parte peggiore della sua anima, dandole nuova vita come se fosse un’altra persona… potendo sfoggiare l’una o l’altra natura a seconda delle circostanze o delle convenienze: mai presenziare ad una cena come Mr Hyde, ma per passeggiate notturne per le vie deserte della città, tra un crimine e l’altro, non potrebbe certo andarci il Dr Jekyll: si rovinerebbe sicuramente la reputazione!  Ma allora, il “perfetto” Dr Jekyll non è forse peggio della creatura che i suoi esperimenti hanno liberato? Non è forse peggio l’uomo che reprime i suoi desideri, le sue fantasie, fingendosi ipocritamente rispettabile, e dentro di sé sognando le peggiori nefandezze, rispetto all’uomo libero di essere se stesso, che accetta i propri vizi ed i propri difetti? Non è forse peggio tentare di domare la propria natura piuttosto che imparare ad ascoltarla ed assecondarla (beh, in maniera “sana”, ovviamente: mica sto dicendo che ammazzare è un bene purché si desideri farlo e ci si senta liberi di farlo!!!) Non è forse peggio liberare da sé e “sguinzagliare” una creatura malvagia sapendo di poter godere impunemente dei suoi crimini perché si resterà con la coscienza pulita (e soprattutto non ci si rovinerà reputazione e fedina penale)?  Quanto più era repressa ed inascoltata l’anima di Jekyll, tanto più forte e prorompente era l’energia negativa di Hyde… finché il selvaggio e crudele Mr Hyde non decide di prendersi la libertà che gli spetta, perché è lui l’istinto che governa l’anima di Jekyll, il bisogno di “male” che era sempre stato represso e che adesso attraverso una giustificatrice pozione chimica può vivere e respirare… ma quello che Jekyll ha – troppo tardi – capito, è che non solo lui non riesce a vivere senza Hyde, ma anche Hyde non può vivere senza Jekyll…  e lo stesso Hyde, rifiutando, nella sua ribelle mostruosità, questo dogma dell’animo umano, che ha in sé tendenze al bene, al rispetto altrui, ed anche in contrapposizione, spinte egoistiche e gratuitamente crudeli… tenta di liberarsi dall’istinto repressore di Jekyll, tenta di prendersi la sua rivincita su una vita vissuta in clausura nel cuore del chimico come il genio chiuso per secoli in una lampada, ma non sa che come il genio non ha ragione di esistere senza un padrone, anche Hyde non può esistere senza l’altro se stesso… e questa ribellione non può che portare all’autodistruzione… Jekyll lo aveva capito, Hyde, no…  Jekyll e Hyde come Dorian Gray ed il suo ritratto (Wilde), come il doppio sogno di Fridolin (Schnitzler), come tutte le coppie buono-cattivo della letteratura e non… in un dualismo tra bene e male, nel quale, come ci insegnano da bambini, dovrebbe vincere sempre il bene… senza spiegarci mai che il bene non è tutto dalla parte dei buoni, e che i cattivi non sono mai completamente malvagi…   (ma tra il gatto Tom ed il topo Jerry, chi è il vero cattivo?!?)  

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come per molti altri libri ho visto il film prima di leggere il libro, ed il film che ho visto è quello di francis ford coppola: film che mi ha letteralmente ipnotizzata con le sue atmosfere gotiche, tanto da lasciarmi avvolta in quella strana sensazione per giorni e giorni.   e il libro riesce a trasmettermi le stesse sensazioni, forse con qualcosa in più: piccoli particolari che durante la visione del film possono sfuggire, ma sui quali durante la lettura ci si può soffermare meglio per rivivere la struggente storia del conte dracula, del professor van helsing e della dolce e forte mina.

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Le storie di Achille e Ettore, di Ulisse e di Enea, raccontate in modo chiaro e semplice, ma dettagliato, con bellissime illustrazioni. L'ho letto, un "canto" a sera, a mio figlio (e con mio figlio) di sei anni, e gli è piaciuto. Unica pecca - per me che un po' di mitologia greca e romana l'ho studiata (lui ovviamente non se n'è neanche accorto) - è che gli dèi sono indicati sempre con i loro nomi latini, anche nell'Iliade e nell'Odissea, dove avrei preferito leggere i loro nomi greci. Delle tre storie, l'Eneide è quella che mi è piaciuta meno, ma questo da sempre, sin dai tempi della scuola... 

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Non so se riuscirò a dare a questo libro una recensione che sia slegata dagli altri capitoli della saga, ma ci proverò. So sicuramente che non è stato “bello” come me lo aspettavo!

O meglio: è stato un bel libro, nel complesso, ma le quattro stelline (su anobii) sicuramente non le merita, forse 3 ½ … perché dall’ultimo (anche questo bello grosso!) volume, quello conclusivo, mi aspettavo di più, perché lo stile della Rowling è stato sì, chiaro, leggero e scorrevole come per i precedenti, ma anche “spiccio, sbrigativo”; perché il libro aveva parecchi “tempi morti”, ed in molti casi, la tendenza a trovare spiegazioni e soluzioni – com’era accaduto, piacevolmente direi, nei volumi precedenti – a tutto e a tutti mi è sembrata una grande arrampicata sugli specchi, compresa l’assoluzione in extremis di alcuni dei cattivi, diverse morti superflue tra i buoni, il bene che trionfa sempre sul male, anche se con tante di quelle forzature sulla logica tenuta fino al volume precedente, da far accapponare la pelle, e l’ultimo capitolo, quello che narra brevemente la vita quotidiana di Harry, diciannove anni dopo, decisamente fuori luogo… avrei preferito non leggerlo, mi ha guastato quel po’ di buono che avevo trovato in tutto il libro!

Nonostante questo capitolo conclusivo decisamente non all’altezza delle mie aspettative, resto affezionatissima al maghetto con gli occhiali… ora non mi resta che godermi la visione dei film (avevo visto solo i primi), sperando che superino – difficilmente è così, lo so: è raro che un film sia migliore del libro da cui è tratto – l’impressione che ho avuto dal libro!

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