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Se mi aspettavo un libro erotico o pseudo-tale?! Lo ammetto, sì, mi aspettavo qualcosa di piccante o che ci provasse, almeno!

Cosa ho trovato invece? Il diario di una ventottenne come tante altre… un po’ come sono stata io in passato… un po’ forse, come sono io ancor oggi: cicciotta, anonima, un po’ timida, traumatizzata dall’abbandono del padre, dall’ex ragazzo che l’ha lasciata definitivamente dopo che lei gli aveva chiesto una pausa di riflessione, e che ha deciso di sfruttare la vita di coppia vissuta insieme a lei (particolari intimi compresi) come materiale per la rubrica – intitolata “Brava a letto” appunto che aveva su una importante rivista locale - e costantemente impegnata ad essere perfetta per tutti – secondo i canoni imposti dalla moda e da tutti recepiti come legge – tranne che per se stessa.

Andiamo: a chi non succedono cose del genere?!? A nessuna, dite? Beh, fortunata io… A me sì, è successo praticamente tutto quello che è capitato a Cannie!

Mio padre mi ha imposto sin da bambina uno stile di vita molto rigido, che comportava il “dovergli piacere”: insomma, dovevo meritarmi il suo affetto, le cose che mi comprava, e ogni volta il prezzo era sempre più alto… non bastavano i 6 a scuola, e poi non bastavano più neanche i 7, qualunque cosa facessi, o mi succedesse, trovava il neo, la piccola pecca… mai una lode, mai un complimento, mai uno sguardo orgoglioso e fiero. Avere un padre come quello era faticoso ed impegnativo.

E poi l’ho perso. Avevo 32 anni. All’improvviso. E mi sento “abbandonata”, come Cannie, che sente di non essere stata la figlia che suo padre voleva e che per questo lui l’avesse abbandonata. Ma non era così. E non è così neanche per me: è stato un infarto a portarmelo via, lui non voleva andarsene! Ma il senso di vuoto e di abbandono c’è ancora.

Ho lasciato il mio ex. L’ho lasciato io: le cose non andavano bene, da tempo, forse troppo, ma alla fine la decisione l’ho presa. E lui cos’ha fatto? Non scrive per un giornale, ma ha comunque una fitta e capillare rete di conoscenze ed amicizie alle quali ha rivelato la “sua personalissima versione” dei fatti… e non contento, si è anche presentato al funerale di un mio zio a raccontare la stessa versione a tutti i miei parenti, prendendoli da parte uno per uno, senza pensare che la bara dello zio non era neanche stata chiusa, ancora!

Ah! Dimenticavo di aggiungere che non ho sicuramente il fisico di una modella, e le diete le ho provate più o meno tutte, e che uno dei particolari che hanno incrinato i miei sentimenti verso di lui era proprio il fatto che lui non apprezzasse “l’abbondanza”: insomma, non gli piacevano le mie cicce, e non mancava di farmelo notare, in ogni occasione!

È solo la maturità – e tanto tanto lavoro interiore, oltre a tanto amore ricevuto – che ci insegna ad amare il nostro corpo a dispetto di chi non lo ama, o peggio lo disprezza, a dispetto di chi identifica con quei rotoli di ciccia anche il cuore ed il cervello che vi sono dietro. Se proprio vogliamo trovare una morale al libro, “Brava a letto”, insegna proprio questo.

Vogliamo poi aggiungere le difficoltà e le ansie che ho vissuto quando mio figlio è nato? Niente di grave, per fortuna, ma l’ultima settimana in ospedale è stata pesante, e il giorno del parto decisamente traumatico… soprattutto quando ho temuto per la vita del mio bambino…

Ma basta parlare di me! Parliamo del libro!

Non aspettiamoci – come dicevo – scene erotiche, perché il titolo in questo senso è leggermente fuorviante, e non ve ne sono!

Non aspettiamoci la letteratura di alto livello, perché si sa che è un libro “da ombrellone”… e prendiamolo per quello che è (vedo spesso in giro recensioni indignate a libri “da ombrellone” come se ci si aspettasse un nuovo premio nobel per la letteratura, e se ne restasse delusi – certo, a parte quei casi praticamente illeggibili frutto di un’abile strategia di marketing… e ce ne sarebbero molti da citare ad esempio).

Insomma: l’ho letto pensando di leggere qualcosa di leggero. E in tal senso mi è piaciuto. L’ultima parte mi ha anche commossa fino a farmi versare copiose lacrime.

Non ho finito di leggere “Il diario di Bridget Jones” e anzi, quel poco che ne ho letto mi ha delusa, perché in verità è come questo libro che me lo immaginavo. Scherzoso, sornione, leggermente ironico, ma anche serio, riflessivo, impegnativo per certi versi.

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